Roberto Cavallaro
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Conosco Roberto da diversi anni, di lui ho sempre apprezzato l’entusiasmo e la semplicità nel lavoro. Col passare del tempo queste qualità hanno contribuito a far nascere in lui l’interesse per lo studio delle cose che ha sempre amato: le maschere. Appunto all’infanzia risalgono i suoi primi interessi per le maschere. Interesse che da allora non lo ha più abbandonato, ma che invece ha continuato a coltivare con cura; prima copiandole, poi costruendone alcune che ricordavano quelle africane, in ultimo creandone di inedite riferite alla società contemporanea. Queste ultime ci raccontano di atteggiamenti e di modi di apparire oggi. A guardare questi lavori si ha la sensazione di essere di fronte ad una umanità prigioniera di stereotipi dai quali non riesce più ad uscire. Queste più che delle maschere da indossare sono delle maschere da guardare, sono ritratti di tipologie umane. Il carattere tipico della maschera è di rappresentare un preciso stato d’animo, uno stato d’animo da indossare perché diverso dal nostro che cerchiamo di tenere ben celato; tante maschere, tanti stati d’animo diversi. Certo oggi gli uomini non usano più indossare le maschere come i primitivi, oggi le maschere sono psicologiche, atteggiamenti da utilizzare in ogni circostanza della nostra vita. Maschere, quindi, per nascondere il nostro stato più intimo, convinti come siamo, che se scoperto il nostro stato di sincerità ci mostrerebbe agli altri più deboli. Bisogna nascondere le fragilità e le paure. In questo senso la maschera diventa uno scudo di difesa. Una maschera per mostrarsi in pubblico, una per il lavoro, e così via. Questo è quello di cui Roberto Cavallaro vuole parlarci. Maschere-ritratti dunque, di alcuni stereotipi dei comportamenti sociali più tipici, di come siamo diventati costretti dalle nostre appartenenze, chiusi nelle nostre logiche sociali. Per tutto questo vedo il lavoro di Roberto come un saggio di talento che ha già tutte le prerogative per affermarsi e aggiungersi come valido contributo alla migliore produzione artistica futura.
Prof. Enzo Venezia